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Quel
ramo del lago di Bolsena che volge al tramonto era proprio una merda. Don
Asboldro stava passeggiando tranquillo nella strada che portava a casa sua
mentre la Perpetua Sorcona gli stava preparando una succulenta cenetta. Ad
un certo punto vide pararglisi di fronte due bravi di Don Mandingo… questi
cominciarono a maneggiare velocemente l'attrezzo, suscitando sgomento nel
deretano del povero padre che cercò di scappare trattenendo gemiti di
godimento ed eiaculazioni indotte. La strada fu breve in quanto la sveltezza
dei due baldi giovani prevalse sulla lentezza senile dello sventurato.
"Che volete da me?" chiese piangendo il povero padre. "Quest'orgia
non s'ha da fare…"; i due bravi si riferivano all'imminente
matrimonio tra Spermo e Lucciola. Finito l'orrido incontro Don Asboldro
rincasò e dopo aver cenato si fece maneggiare l'arma da Perpetua che
avvertendo un fremito nei testicoli del pretastro chiese: "C'è
qualcosa che la turba? Ha per caso il glande ipersensibile?", "No
Perpetua, ho ricevuto delle minacce da due viados che ho incontrato, mi
hanno proibito di unire in matrimonio Spermo e Lucciola; ma io che posso
fare? Sono solo un povero padre che ama la masturbazione!".
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Spermo stava pensando al clitoride della madre di Lucciola mentre si recava
a casa della sua amata. Arrivato al modesto casolare, la madre di Lucciola,
Astrusa, lo accolse con un tonante peto. Spermo rispose con un languido
sorriso che mirava a sconvolgere il ciclo della donna. Quando Lucciola vide
il suo amato gli corse in contro togliendosi dalla carbona un fallo in
mogano africano. "Amore mio, finalmente l'ora è vicina, potremo avere
tanti bimbi e quindi un eventuale numero imprecisato di nipotini,
evviva!", "Per ora mi accontento di un bacio casto, mia porcona"
ribatté Spermo e continuando disse: "Ho testé parlato con la Perpetua
di Don Asboldro e mi ha riferito che il prete si è gravemente malato di
gonorrea, si dice che abbia sodomizzato un chirichetto sessantenne
infetto", "Oh no, ma io ho voglia di essere posseduta dal tuo
cazzone! Non voglio tardare!" disse irosa Lucciola. "Per ora tieni
questo zampone surgelato, divertiti a scioglierlo, amore". Dopo che
Spermo ebbe detto ciò Lucciola si ritirò nelle sue stanze a smembrare il
carname con le sue grandi labbra infuocate.
Astrusa disse preoccupata: "Cosa facciamo adesso? La situazione è
grave!". Spermo avendo intuito il tono della matrona si fiondò sul suo
posteriore penetrandolo e provocandogli lesioni e infiammazioni. Finito il
rapporto anale Spermo fece per avviarsi alla sua magione ma prima di uscire
disse: "Io amo sua figlia, non vedo l'ora di sposarla" e se ne andò.
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Don Mandingo stava cospargendosi di pepe del Madagascar il glande quando
entrarono i due bravi. Alla vista dei due servi mise via il piffero e tolse
la mano sinistra dal culo. "Cosa volete?" disse acidamente il
nobil'uomo, "Missione compiuta padrone, Don Asboldro è stato
avvertito, gli abbiamo lasciato tanti ricordini in gola…", "Bene
ragazzi miei, ora venite e baciate le mie soavi chiappe". Compiuto il
rituale saluto i servi tornarono alle loro stanze lasciando Don Mandingo
alle sue pratiche feticiste. La mente del nobile era satolla di pensieri,
voleva possedere Lucciola ma c'era Spermo… decise che doveva eliminarlo,
magari dopo averlo posseduto analmente. In quel dunque un usignolo entrò
fischiettando ma morì subito; allora egli capì... la felicità é breve,
doveva agire al più presto! Il giorno seguente dopo una carnosa colazione a
base di sfincioni si recò sui campi a visitare l'oggetto del suo desiderio
mistico: Lucciola. Ella, soave e arrapata come sempre, stava
inspiegabilmente raccogliendo il frumento che biondeggiava sui campi. Con un
trotto deciso del suo cavallo il nobile spagnolo fu in un istante su di lei
e cominciando a stimolarle il capezzolo destro disse: "Tu sei mia, il
tuo amato non potrà mai averti, parola di Don Mandingo Ramirez Sanchez!".
Ella spaventata tolse la mano del porco dal suo seno e scappò nel mulino
dove c'erano gli altri agricoltori ma non si accorse che era un tranello…
subito fu penetrata da un mercenario che puzzava di orina, questo poi fu
seguito da un intero esercito. La donna dopo aver soddisfatto tutte le
voglie tornò a casa e piangendo disse alla madre: "Oh mamma, oggi è
successa una cosa terribile, un nobile mi vuole in moglie e ha minacciato di
uccidere Spermo, che si può fare madre mia?". La madre comprendendo la
gravità della situazione disse compassionevole: "Forse una soluzione
c'è, finché le acque non si saranno calmate è meglio che stiate
separati", "Ma non posso, io lo amo e voglio sposarlo, dovesse
cascarmi il mondo in testa". In quel momento un pianeta sconosciuto che
ora è chiamato Castrone cadde in testa alla donna, ma non le fece male. La
madre, ormai vinta dagli usmi di goduria del marito che giaceva sul divano
con una pecora tosata, disse: "Fa come vuoi, ma io ti posso aiutare e
poi se te ne andrai ti darò tutto il necessario per mantenere aperte le tue
grandi labbra: vaselina, falli di bronzo e marmo greco nonché quello
straordinario olietto che ti regalo tuo nonno per facilitare la penetrazione
anale; se vuoi ti do anche il cagnetto, è sempre molto eccitato e riuscirà
a tenerti su di morale", "E Spermo che fine farà?",
"Lui dovrà lasciare Bolsena, possibilmente entro un paio di giorni,
per recarsi in una grande città", "E io dove andrò?",
"Tu ti ritirerai in convento con le suore dell'Immaculatta, dove è di
comando la famosa monaca Manza", "Se è per dare a Spermo una
speranza lo farò, ma quando partiremo?", "Domattina, alle prime
luci dell'alba. Ma ora basta interloquire, manda tuo cugino Gioberto a
chiamare Spermo affinché gli riferisca di correre al più presto qui per
riferirgli il nunzio!".
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Spermo era sopito in sogni di sesso sfrenato, notti arabe di orge e
sadomaso, le mille e una notte di rapporti anali. Quando Gioberto entrò
Spermo si era già smerdato di bianco il bonigolo (espress. colorita per
indicare l'ombelico) così disse al bimbo: "Leccami per favore, devo
essere presentabile per la mia donna". Il bimbo gli pulì tutto e gli
passò i vestiti puliti. "Sarebbe meglio" disse Gioberto "Che
si portasse via un'arma, i bravi sono ovunque, ne ho visti due per strada
intenti a flagellarsi il membro". Spermo impaurito prese la prima arma
che gli capitò in mano, una roncola taglia-prepuzi. Fiero di sé uscì di
casa con Gioberto che lo precedeva. Subito una freccia si scagliò sui
testicoli del fanciullo che gemendo morì. Spermo corse via fuorviando il
pericolo. Arrivato a casa di Lucciola, Astrusa lo accolse con una delle sue
solite eruttazioni rettali e dopo averlo accomodato ad un tavolo gli offrì
carne secca, un tozzo di pane e del sidro Scozzese. In quelle zone si dice
che il sidro venga preparato dai novelli sposi evirati dopo il primo e unico
rapporto della loro vita, forse per questo la bevanda ha un retrogusto di
gruvea. Lucciola scese la scala più bella che mai vestita da sposa; aveva
delle calzature alte con le borchie triangolari, una calzamaglia a rete e un
completo bianco come la panna che viene preparata in Islanda dai pescatori
di merluzzi. Era piena di merletti di forma fallacea e aveva due coppe in
prossimità del reggiseno che le sollevavano le giuggiole fino a far
intravedere le ciliegine; sulla testa aveva una raggiera di spirali rosa
volte ad esaltare un viso truccato con argilla malesiana e nettare di petali
di rose bianche. Spermo non trattenne l'eccitazione e il suo scroto premette
i testicoli provocando un'alluvione di umori all'interno delle sue brache.
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Dopo che Lucciola raccontò a Spermo il fattaccio successo con Don Mandingo
Spermo comincio ad agitarsi e aveva nella mente una sola parola: vendetta!
Si disse che gli avrebbe fatto vedere lui come si cavalcava un fondoschiena
e la voglia di possederlo cresceva di attimo in attimo. Ad un certo punto
Astrusa gridò: "Fermi tutti! Mi è venuta un'idea fantastica! Spermo,
perché non vai alla città di Tilecco a chieder consiglio ad un legale? Lì
c'è un certo Azzanna-cespugli che ha naso per queste faccende…",
"Oh Astrusa" replicò Spermo, "la tua idea è a dir poco
geniale! Vieni qui cosicché possa abbracciare la mia futura suocera" e
dopo averla cosparsa di olii orientali le scivolò tra le gambe applicando
una posizione tantra; quanto amore c'era in quella casa! Sul più bello entrò
il nonno Gepe con due bottiglie di buon Gintonic e la festa ebbe inizio.
Dopo che tutti smaltirono la sbronza Spermo andò in cortile e prese una
lontra giacchè la suocera gli aveva detto che per andare dall'Azzanna-cespugli
non bisognava avere le mani vuote. Appena arrivato a Tilecco chiese dove
abitava il legale e dopo aver aggiunto l'abitazione vi entrò. Un odore acre
di vaselina andata a male circondava la cucina in mezzio alla quale stava
avanzando una prosperosa donna di 50-60 anni. La donna appena vide la lontra
cominciò a strusciarsela sulla bernarda e in quel che entrò l'Azzanna-cespugli
dicendo al ragazzo di accomodarsi nel suo studio. Il dottore, alla domanda
di Spermo se era legale sodomizzare una promessa sposa per averla tutta la
vita, pensò che il sodomizzatore fosse Spermo così cominciando a
masturbarsi il fringuello prese dal tavolo una carta e dopo averla aperta
disse: "Ohibò ragazzo, perché ti sei rasato i peli pubici che i
facinorosi usano tenere a treccine?". Spermo rispose che lui non aveva
mai avuto treccine sul pube e che anzi era solito farsi mangiare i
cespuglietti del piffero dalla madre dell'amata. Il dottore iroso mandò via
Spermo dicendo che contro Don Mandingo non si sarebbe mai messo poiché
amava sollazzarsi con lui nelle giornate uggiose praticando sesso orale.
Spermo fece per riprendersi la lontra ma la povera bestiola era ormai stata
battuta da tutta la servitù così se ne andò sconfitto.
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Mentre Spermo era dal dottore, le donne, tra un'orgia lesbo e un'altra,
stavano cercando una soluzione e mentre Astrusa sosteneva nell'aiuto dell'Azzanna-cespugli,
Lucciola diceva che doveva cercare aiuto in padre Cisborofo, un padre
sodomita col vizio dell'alcool. Intanto Spermo tornava a casa di Lucciola e
sedendosi si sparava una pippa con un gesto di disapprovazione raccontando
alle signore presenti il fattaccio accaduto dal dottore. Astrusa era più
vogliosa che mai e vedendo il membro di Spermo vi si gettò sopra senza
indugi mentre le altre donne cominciavano a strusciarsi fra di loro. Finita
la pratica erotica Spermo se ne tornava a casa confidando nell'aiuto di
padre Cisboforo. La sera stessa per distrarsi andò in un'osteria con gli
amici a fumare oppio e far ingoi, che spavaldo era Spermo!
----()----fino qui
La mattina d'autunno non lasciava sperare niente di buono, il paesaggio
triste e due cani maschi che si ingroppavano a vicenda erano gli unici
elementi evidenti in quel panorama desolato. In quel mentre padre Cisborofo
usciva dal convento per andare a fricchettare con Lucciola. Cisborofo non si
era sempre chiamato così, una volta il suo nome era Losbrodico, figlio di
una prostituta thailandese e di un magnaccia vicentino che si era
arricchito. Losbrodico era un ragazzo di indole violenta, più di qualche
volte infatti aveva martellato il sedere della madre e masticato i testicoli
del padre ma un giorno egli andando per strada trovo un nobile che
pretendeva di essere lui a fraccarglielo al suo passaggio. Losbrodico
irritato rispose a tono e disse che invece doveva essere lui a farlo; così
dai paroloni passarono alle armi… Losbrodico cominciò a randellare il
nemico con un fallo di ebano siriano e dopo averlo ucciso si rifugiò in un
convento di frati Capellottini che era lì vicino. La folla lo difese
dicendo che aveva ucciso quel birbone per difendersi. Losbrodico allora
decise di farsi frate e andò a chiedere perdono alla famiglia del nobile
ucciso facendosi mettere il membro in tutti gli orifizi da tutti i parenti.
Da allora padre Cisboforo visse in castità anale per il resto della sua
vita.
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Subito uno dei due bravi gli cosparse il glande di miele d'acacia e diede
due botte alla porta; aprì un vecchio con il pene che penzolava pigramente
tra le gambe, dal prepuzio sgorgava il suo umore… padre Cisborofo si
trattenne, voleva assaggiare quella delizia, ma rimase dritto, il vecchio
allora rispettoso della persona che aveva di fronte fece strada al padre che
lo seguì a ruota mettendogli una mano nel boffice. Arrivati alla sala
conviviale le porte si spalancarono e Cisborofo vide una di quelle scene che
ti fanno salire il testosterone, Artiglio stava leccando le feci del cugino,
il famigerato Don Mandingo, e tentava disperatamente di produrre un incesto
violento e feticista. Quando i giovini videro il padre si eccitarono ancor
di più e lo fecero entrare. Una volta seduto il padre disse a Mandingo che
voleva possederlo in privato per fargli assaggiare la sua rugiada, tuttavia
il nobile lo trattenne alla tavola per farlo partecipare all'incontro.
Stavano parlando della fiera lesbo che si era svolta pochi giorni prima a
Castellammare di Stabia, una vera leccornia per intenditori, ma al prete
questi argomenti interessavano ben poco, continuava a guardare Don Mandingo
e a lanciargli dietro schizzi di sperma ancora caldo per eccitarlo
all'incontro privato. Don Mandingo non resistette così si alzò e preso il
prete per le gonadi lo trascinò in un'altra stanza.
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Quando entrarono nella stanza Cisborofo cominciò a randellare il culo di
don Mandingo con la sua santa verga e pregandolo di lasciare Lucciola in
pace giacché la sua torta apparteneva a un altro. Il nobile, arroventato
dalla lussuria e dalla foga, cominciò a succhiare il pene del prete e
quando ebbe finito ebbe il ventre pieno di spirito santo. Questo voleva dire
che non voleva assolutamente scendere a patti e che lui poteva sodomizzare
chi voleva in qualsiasi momento. Allora cacciato di casa Cisborofo si
diresse verso l'uscio e prima di incontrare l'aere un vecchio gli batté
sulla schiena un cazzone e gli disse che aveva visto e sentito tutto e che
sapeva molte cose e che gliele avrebbe raccontate l'indomani. Il padre
quando uscì dal palazzotto era sereno e il suo ano non bruciava più per i
continui frizionamenti del nobile.
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Intanto a casa di Lucciola Astrusa stava elaborando un piano, i due promessi
dovevano andare dal curato nudi e copulare di fronte ai suoi occhi, così
l'unione avrebbe sancito lo sposalizio. Lucciola era dubbiosa ma Spermo era
già uscito per sodomizzare gli eventuali testimoni. Trovò Tornio e Gerlano,
due semplici paesani amici di Spermo. Astrusa si sarebbe occupata di
Perpetua. Mentre Astrusa diceva di non parlare del piano a Cisborofo, quest'ultimo
entrò dalla porta.
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